Mattino di Padova, 2/11/1988
Voli di farfalle esotiche
Ha aperto i battenti la ‘Butterfly House’
Montegrotto/Un angolo di giungla dietro l’ufficio postale
MONTEGROTTO – Non occorre sapere che la «trogonoptera brookiana» della Malesia è un’autentica rarità per rimanere a bocca aperta. Chi entra alla «Butterfly House» di via degli Scavi, inaugurata quindici giorni fa, si trova improvvisamente immerso in un angolo di giungla tropicale. E’ la fedele riproduzione dell’ambiente naturale in cui vivono decine di specie di farfalle dai colori scarlatti e, in alcuni casi, dalle dimensioni inconsuete. Volano liberamente nella serra ricavata di seicento metri quadrati, alta più di sei metri, dove compiono e chiudono il loro ciclo vitale. Per alcune l’esistenza è un volo di due settimane. Le più longeve arrivano persino ai due mesi. Le loro cristalline fragili ali curate con pazienza certosina. C’è anche un’incubatrice. I bruchi, invece, se ne vanno tranquillamente a zonzo sulle foglie delle piante che costituiscono il loro habitat naturale, mentre gli esemplari «adulti» svolazzano tra felci di Bali, orchidee colombiane, palme di Singapore e «phoenix» africani. Ma l’intenzione di Enzo Moretto e Andrea Manzato, gestori e progettisti della mostra naturalistica, non era certo quella di riprodurre un angolo di paradiso terrestre. Appassionati ed esperti in entomologia, dieci anni fa decisero che bisognava studiare un modo per osservare «dal vero» le farfalle, e non più sotto vetro. Per dare sia al profano che al biologo l’opportunità di farlo, però, non c’era che un sistema: ricreare l’ecosistema in cui vivono. Lo avevano capito perfettamente anche alcuni studiosi inglesi, che all’epoca iniziarono a lavorare alla stessa idea. Non a caso, le 64 Butterfly Houses che oggi esistono in Europa sono state «partite» da loro. Tutte, ad eccezione di quella di Montegrotto, che Moretto e Manzato hanno costruito con le loro mani negli ultimi tre anni. Progettare un impianto del genere non è uno scherzo. Ci sono voluti cinque anni, durante i quali, tra l’altro, i due fondatori hanno dovuto fare i conti con costi da capogiro e polemiche a non finire. Basti pensare a quanto si può spendere per mantenere costante una temperatura da tropici in un ambiente di circa 3,600 metri cubi. Oppure al fatto che, tre anni fa, la «casa delle farfalle» pareva dovesse sorgere a Galzignano, ” Il Comune di Montegrotto — spiega Moretto — ci ha dato un aiuto notevole, mettendoci a disposizione il terreno dietro l’ufficio postale. Per il resto, ci siamo arrangiati noi. Nei nostri viaggi tra l’Asia e l’America latina abbiamo anche organizzato due «fattorie» per le farfalle in Malesia e in Bolivia. Quest’ultima è collegata con l’università di Santa Cruz. Qui siamo in contatto con quelle di Padova, Bologna e Udine. Per i ricercatori la nostra “casa” rappresenta una miniera di conoscenze a portata di mano». Ma i due intraprendenti entomologi non hanno pensato solo a un pubblico di «eruditi». Oltre a guidare le visite delle scolaresche, Moretto e Manzato stanno allestendo nell’area antistante l’entrata un piccolo parco naturale. Ospiterà la flora caratteristica della zona termale ed euganea che «cattura» le farfalle delle specie più comuni sul territorio. Per ora è possibile ammirare la mostra vivente. E’ aperta tutti i giorni, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 17. Le scuole di Montegrotto entrano gratis, le altre pagano tremila lire ad alunno. Per gli adulti, il biglietto d’ingresso costa 5 mila lire.
Gabriele Poletto
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