
Apertura ristoranti hotel agli esterni: riflessioni e cautele necessarie
L’approvazione da parte del Consiglio comunale di Abano Terme della variante al Piano degli Interventi che consente agli hotel di aprire i propri ristoranti anche a clienti esterni rappresenta certamente un tema di interesse per l’intero comparto turistico termale. Tuttavia, questa decisione solleva alcune questioni che meritano un’attenta valutazione prima di qualsiasi eventuale applicazione anche a Montegrotto Terme.
Va innanzitutto rilevato e precisato che l’Amministrazione comunale di Montegrotto Terme è stata coinvolta solo superficialmente da Ascom Federalberghi rispetto a questa tematica. Una decisione di tale portata, che interviene sulla regolamentazione urbanistica e sull’equilibrio del tessuto commerciale locale, avrebbe meritato un confronto più ampio e preventivo tra tutti gli attori interessati.
La realtà di Montegrotto Terme presenta caratteristiche significativamente diverse rispetto ad Abano. La nostra rete ristoratrice è molto più variegata e comparabile, per vivacità e diversificazione dell’offerta, a quella di comuni limitrofi come Torreglia, ad esempio. Questa ricchezza del tessuto ristorativo locale rappresenta un valore che va preservato e che potrebbe subire contraccolpi da una liberalizzazione non adeguatamente ponderata. E ogni ragionamento non va fatto solo considerando le logiche del proprio ambito comunale ma bisogna sempre riferirsi all’ambito più ampio della destinazione turistica Terme e Colli Euganei che raccoglie altri 14 comuni oltre a Montegrotto Terme e Abano.
A Montegrotto Terme, peraltro, pochissime strutture alberghiere esistenti hanno manifestato un reale interesse ad aprire i propri ristoranti agli esterni in maniera sistemica e strutturata. Questo dato non può essere trascurato e suggerisce che la domanda da parte degli operatori non sia così pressante da giustificare interventi normativi d’urgenza.
Esistono criticità legate alla esperienza con l’apertura delle piscine termali agli esterni che non possono essere ignorate. Il rischio concreto è che turisti che storicamente frequentano i nostri alberghi per soggiorni termali si trovino nel bel mezzo di pranzi o cene legati a eventi privati di “non turisti”: feste di laurea, anniversari di matrimonio, cresime, comunioni. Tutto ciò che normalmente si svolge nei ristoranti del nostro ambito. Questo potrebbe rappresentare per gli ospiti degli hotel un disservizio più che un valore aggiunto, creando una commistione tra funzioni turistiche e funzioni di ristorazione locale che potrebbe compromettere la qualità dell’esperienza termale.
Va sottolineato che la normativa vigente consente già agli alberghi di aprire un ristorante per gli esterni, rispettando determinati vincoli: un ingresso dedicato e differente rispetto a quello riservato ai turisti, una linea di cucina separata, e altri requisiti che garantiscono la distinzione tra le diverse funzioni. Alcuni alberghi di Abano hanno già seguito questa strada. Va quindi valutata una modifica regolamentare perché chi è realmente interessato può già operare nel rispetto delle norme attuali. Ma anche rilevata una condizione che debba far rispettare degli standard in merito ai parcheggi dedicati ad eventuali fruitori esterni dei ristoranti per evitare le criticità che oggi nascono in ambito pubblico legate ai fruitori esterni delle piscine che spesso non trovando standard a parcheggio all’interno dell’albergo parcheggiano sulla viabilità pubblica, creando in alcuni casi grossi disagi ai cittadini residenti.
Prima di adottare qualsiasi provvedimento, sarà nostra cura interloquire anche con i ristoratori della zona (non solo di Montegrotto Terme ma dell’intera destinazione turistica) che, in precedenti incontri, si sono dimostrati abbastanza aperti al dialogo ma comprensibilmente preoccupati per gli effetti di una potenziale concorrenza da parte di strutture che operano con logiche e costi diversi. Il loro punto di vista è essenziale per valutare l’impatto complessivo di una tale modifica normativa sul tessuto economico locale. Non vogliamo creare le condizioni perché si chiudono ristoranti, ma perché se ne aprono.
Se l’obiettivo è rilanciare il settore turistico termale, non è certamente l’apertura dei ristoranti agli esterni la leva strategica di cui abbiamo bisogno, in alcuni casi può aiutare ma non appare strategica. La destinazione Terme e Colli Euganei necessita di investimenti in qualità, innovazione dell’offerta delle cure termali e fangoterapiche, non solo wellness, promozione integrata della destinazione, miglioramento dei servizi turistici, valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche e del patrimonio culturale del territorio. Concentrarsi su modifiche regolamentarie che rischiano di generare conflitti tra categorie economiche diverse appare una risposta parziale alle vere sfide che il settore deve affrontare.
Un’ultima considerazione di metodo: una tale questione, che tocca l’organizzazione e la competitività dell’intera offerta turistica, doveva coinvolgere fin dall’inizio tutta la destinazione turistica. A questo regolamento, in teoria, potrebbero essere interessati anche altri comuni oltre ad Abano e Montegrotto. Una decisione assunta in modo frammentato, comune per comune, rischia di creare disomogeneità normative e competitive all’interno di una destinazione che deve invece presentarsi unita e coesa sui mercati nazionali e internazionali.
In un prossimo incontro con gli albergatori di Montegrotto Terme valuteremo chi è realmente interessato a questa possibilità e, solo in quel caso, capiremo quali eventuali modifiche apportare al regolamento comunale, sentiti anche i ristoratori. Nel frattempo, attendiamo di esaminare nel dettaglio i contenuti del regolamento approvato ad Abano per comprendere come e se possa essere adattato alla realtà di Montegrotto Terme, sempre salvaguardando l’equilibrio tra le diverse componenti del nostro tessuto economico e la qualità dell’esperienza offerta ai nostri ospiti termali.
L’apertura al cambiamento non può prescindere dalla prudenza e dal rispetto di tutti gli attori coinvolti. Solo così potremo garantire uno sviluppo armonioso e sostenibile del nostro territorio. L’approccio ad un liberismo sfrenato, che ad esempio con l’abolizione dei piani del commercio comunali ha già creato quelle tantissime condizioni di negozi sfitti che purtroppo quotidianamente riscontriamo, non fa parte delle nostre corde amministrative.
Arrivare all’approvazione di un regolamento di questa natura prevede sicuramente mesi e mesi di lavoro, di studio, di interlocuzione con i vari portatori di interesse, di elaborazione tecnico-giuridica. Trovo assai grave che l’associazione di categoria abbia svolto in accordo con l’Amministrazione comunale di Abano questo grande lavoro senza mai allineare non solo Montegrotto Terme, ma anche gli altri comuni della destinazione turistica.
Questo non è un modo corretto di lavorare perché può portare a distorsioni sul territorio molto gravi. Si rischia di creare asimmetrie normative e competitive all’interno di una stessa area turistica, generando potenziali conflitti tra operatori economici di comuni diversi e indebolendo la capacità della destinazione di presentarsi in modo unitario e coerente. Un processo così lungo e articolato, condotto in isolamento da un solo comune, mina i principi di collaborazione territoriale che dovrebbero invece guidare le scelte strategiche per il turismo termale euganeo.
Per quanto ci riguarda, su questioni strategiche per il territorio, vanno fatti dei percorsi di condivisione vera, come ad esempio abbiamo fatto come amministrazione comunale di Montegrotto Terme rispetto ai condhotel. Quando sono usciti a livello regionale i primi aspetti normativi, abbiamo subito convocato la destinazione turistica nella sua interezza, per fare una Commissione apposita, un tavolo di lavoro composto da più amministrazioni e portatori di interesse del territorio per valutarne gli elementi di applicazione in maniera strutturata. Bisogna lavorare come destinazione e non come cani sciolti.











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