Rassegna Montegrotto 29/7/25

I danni di Trump (e di chi lo sostiene) alla nostra economia

A furia di fare i sovranisti troverai sempre qualcuno più sovranista che ti causerà danni


No, per noi europei non è andata bene. Alla fine dell’incontro in Scozia fra
Donald Trump e Ursula von der Leyen (con rispettive delegazioni) l’accordo sui dazi è stato trovato. Ma, per evitare la rottura – con relative tariffe del 30% dal primo agosto – l’Unione europea ha dovuto concedere molto. Un dazio generale del 15% sulle merci esportate negli Stati Uniti (contro una media tariffaria del 4,8% prima della rielezione di Trump). Più l’impegno ad acquistare 750 miliardi di dollari in prodotti energetici americani nei prossimi tre anni, a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti in aggiunta agli investimenti attuali e ad acquistare «grandi quantità» di armamenti Usa (alla faccia del rafforzamento di una difesa comune europea meno dipendente da Washington). Le tariffe su acciaio e alluminio, inoltre, rimangono al 50%, anche se un sistema di quote dovrebbe ridurne l’impatto. L’unico comparto che forse può sentirsi sollevato è quello dell’auto. Trump vorrebbe che tutte le vetture vendute negli Usa fossero prodotte in fabbriche americane. Per questo, ad aprile, aveva imposto una tariffa del 27,5% sui veicoli importati. Ora il dazio si allinea al 15%. Ma, come scrive Giuseppe Sarcina, «vedremo se le case europee riusciranno a recuperare competitività. O se, invece, le difficoltà incontrate sul mercato Usa (e altrove) sono anche di altra natura».

Lo stesso Sarcina fa un’analisi molto lucida di come la partita sia finita e di come sia stata (mal) giocata. «I termini dell’accordo raggiunto ieri da Donald Trump e Ursula von der Leyen rappresentano davvero una “doccia scozzese” per le imprese europee e, di conseguenza, per la loro forza lavoro. (…) Von der Leyen si è trovata a scegliere tra una sconfitta certa ma, forse, gestibile e il rischio di una disfatta dalle conseguenze potenzialmente devastanti. Ha preferito, per così dire, patteggiare la pena con Trump, piuttosto che imbarcarsi in una sfida inedita e oggettivamente rischiosa. L’errore è stato commesso quattro mesi fa, non rispondendo a tono all’offensiva trumpiana, come hanno fatto la Cina o il Canadaper esempio. E non smentendo, dati alla mano sulla crescita del prodotto interno lordo degli ultimi trent’anni, la favola di un’America rovinata dagli europei. Ma farlo ieri sarebbe stato troppo tardi». Così, ci ritroviamo a pagare tariffe che sono il triplo di prima (senza contare l’effetto penalizzante aggiuntivo del dollaro debole) «senza una reale giustificazione economica, perché non è vero che, come sostiene Trump, negli anni scorsi l’Europa abbia depredato gli Usa. In realtà, nel fondo, questa è un’intesa politica: l’Ue non ha voluto andare allo scontro frontale con gli Stati Uniti». (E alla fine ha portato a casa un accordo peggiore di quello ottenuto dal Regno Unito).

Loading