đź’ŻUn secolo di luce: Bruna Trevisan
Cent’anni di vita. Cent’anni di sorrisi, di abbracci, di quella forza silenziosa che sa trasformare ogni giorno in un dono. Oggi festeggiamo Bruna Trevisan, nata all’alba del 22 dicembre 1925 nella nostra San Pietro Montagnon.
Bruna “Sartora”, così tutti l’hanno sempre chiamata con affetto, penultima di dieci fratelli, cresciuta nel cuore pulsante di Turri, dove la bottega di alimentari con osteria della sua famiglia era oltre che un negozio anche un luogo dove si intrecciavano vite, storie, destini. Il papĂ era sarto, e lei e le sorelle avevano in piazza Roma, un negozio di tessuti per sartorie. Da lĂ il nome Bruna “Sartora”
E poi c’è stato quell’incontro. Quella scintilla magica che solo il destino sa creare: lui, Piero Sorgi, figlio di una maestra di Abano, in vespa verso il lavoro, era dirigente alle storiche Officine Galileo di Battaglia Terme.
Lei, una splendida ragazza in bicicletta che perde la cintura. Un gesto semplice: fermarsi, raccoglierla, riconsegnarla. Un gesto che ha acceso un amore destinato a durare una vita. Un amore che ha dato alla luce Michela ed Elisabetta, e con loro un’intera costellazione di affetti.
La vita di Bruna non è stata solo gioia. Ha attraversato tempeste che avrebbero spezzato chiunque, ha dovuto dire addio ad una terza figlia troppo presto. Eppure, nel dolore più profondo, ha continuato a sorridere, ad accogliere, a donare serenità a chi le stava accanto.
Perché Bruna è questo: una presenza che fa star bene. Una di quelle persone rare che entrano in una stanza e l’atmosfera diventa immediatamente più leggera, più calda, più vera. Non è un caso se amici e conoscenti hanno sempre fatto a gara per averla alle loro cene, ai loro eventi. Portava con sé (e a 100 anni la porta ancora), quella capacità speciale di trasformare ogni momento in qualcosa di memorabile.
Impossibile dimenticare le sue due partecipazioni a “Le Velone” su Canale 5, arrivando persino in finale! Quel ricordo fa ancora sorridere, perché racconta di una donna che non ha mai avuto paura di mettersi in gioco, di brillare, di divertirsi.
Oggi Bruna è qui, circondata dall’amore delle sue figlie, dei suoi nipoti sparsi per il mondo, dei bisnipoti, tra i quali l’ultimo, Massimo, di soli pochi mesi, e di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla, di essere toccati dalla sua bontà .
Permettetemi poi un ricordo personale, che spesso mi è stato raccontato da mamma e nonna.
Correva l’anno 1957 e Bruna, con la generositĂ che le è sempre appartenuta, prestò la carrozzina di sua figlia a mia nonna, cliente del suo negozio di stoffe. Mia nonna doveva portare mia mamma, dicembrina anche lei, dal dottore, dalla “lontana” Mezzavia, dove nacque, fino al centro di Montegrotto.
Quel gesto, apparentemente piccolo, era in realtà immenso. Era solidarietà . Era comunità . Era l’essenza di un’umanità che oggi rischiamo troppo spesso di dimenticare.
Grazie, Bruna. Per ogni sorriso, per ogni gesto, per ogni momento in cui hai reso il mondo un posto migliore.
Auguri per i tuoi meravigliosi 100 anni! 🎂

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