Rassegna Montegrotto 12/11/25


Dichiarazione del sottoscritto sulla Destinazione Turistica Terme Colli Euganei

Dopo l’incontro di ieri con le categorie degli albergatori del territorio, sento il dovere di intervenire con determinazione su una questione che non può più attendere: il rilancio della Destinazione Turistica riconosciute dalla Regione Veneto “Terme e Colli Euganei”. A rimetterci, in questa situazione di preoccupante stallo, sono innanzitutto le imprese e gli alberghi del nostro territorio, che meritano risposte concrete e immediate.

Assistiamo oggi a una situazione paradossale: passati gli anni di presidenza del Comune di DueCarrare, che si identifica come comune termale, tocca per regolamento a un comune dei Colli Euganei assumere il ruolo di capofila. È altamente improduttivo che, pur essendo nota da mesi questa priorità, i comuni non si siano ancora messi d’accordo, anche perché le cose da fare sono evidenti e chiare.

Le priorità:

Serve una modifica sostanziale del regolamento che permetta un’operatività vera della destinazione turistica. La OGD deve dotarsi non solo di un minimo di soggettività giuridica per poter decidere anche a votazione, ma soprattutto necessita della competenza e professionalità di un direttore di destinazione che delinei le strategie di promozione e commercializzazione del territorio delle Terme e dei Colli Euganei. È un modus operandi che noi, come Città di Montegrotto Terme, avevamo fatto nei primi tre anni di presidenza (2016-2019), quando abbiamo creato la grande Destinazione Turistica Terme Colli Euganei, un lavoro che in parte è stato proseguito da Torreglia che aveva una direttrice ma successivamente è stato completamente disatteso.

Occorre una revisione puntuale e immediata del DMP (Destination Management Plan), strumento essenziale della destinazione che deve essere aggiornato alla luce della pandemia e delle profonde trasformazioni che hanno investito il settore turistico. L’ultimo documento presentato a livello regionale è stato quello coordinato dalla Città di Montegrotto Terme nel 2017: sono passati troppi anni senza effettuare una seria revisione, che deve essere fatta da chi ha competenza e in maniera super partes, non a traino di una categoria economica o di un’altra.

C’è l’esigenza che tutti i comuni si dotino dell’imposta di soggiorno. Dobbiamo capire come finanziare le politiche turistiche del nostro territorio, in attesa che la nuova Giunta regionale destini fondi adeguati per rendere queste destinazioni turistiche più operative rispetto a quanto fatto finora.

Mi rivolgo con forza alla prossima Giunta regionale: è indispensabile che si metta mano alla normativa sul turismo che identifica le OGD (Organizzazioni di Gestione della Destinazione) e che si trovino finanziamenti adeguati. Le destinazioni turistiche riconosciute non possono continuare a operare in condizioni di sottofinanziamento cronico. Servono risorse certe e strutturali per competere a livello nazionale ed europeo. Non basta dire in campagna elettorale che “il turismo è la prima industria di fatto della regione del Veneto” serve anche creare delle politiche che tutelino il primo ambito economico regionale soprattutto per quelle destinazioni, secondarie rispetto alle coste adriatiche o le grandi città come Venezia e Verona, ma importantissime come nel nostro caso che generano oltre 400 milioni di euro di fatturato prettamente tra Abano e Montegrotto grazie alla spinta imprenditoriale

Queste sono le direttrici su cui dovrà muoversi il nuovo comune capofila. Alla luce della futura adesione della destinazione stessa alla Fondazione, fondata in maniera incomprensibilmente unilaterale dalla camera di commercio, abbiamo bisogno di individuare le strategie giuste da demandare in termini operativi alla Fondazione stessa o al Consorzio Terme e Colli Marketing, che ad oggi rimane l’unico braccio operativo della destinazione.

Purtroppo, in questi anni si sono introdotte logiche politiche schiave di interessi particolari legati ad associazioni di categoria che sono state penalizzanti per tutto il comprensorio, non solo delle terme ma anche dei Colli Euganei. Resta in ogni caso l’urgente necessità di riprendere un serio percorso di “alfabetizzazione turistica” che coinvolga gli amministratori comunali in primis e tutti gli stakeholder del territorio: solo così facendo potremo ambire a essere competitivi a livello regionale, nazionale e globale.

Solo con un approccio coordinato e condiviso potremo evitare quelle distorsioni a cui abbiamo purtroppo assistito negli ultimi tempi, come l’introduzione e l’applicazione di regolamenti da parte di singoli comuni – penso ad esempio al caso di Abano – che avrebbero dovuto essere concordati e coordinati con l’intera destinazione.

Parlo con cognizione di causa: dal 2016 al 2019 ho guidato come Sindaco di Montegrotto Terme la nascita della Destinazione Turistica Terme Colli Euganei, un percorso ambizioso che ha gettato basi solide. Oggi, come Presidente dell’Associazione Europea delle Città Termali Storiche (EHTTA) e Vicepresidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Termali Italiani, continuo a lavorare per valorizzare il termalismo come risorsa strategica, confrontandomi quotidianamente con le migliori pratiche europee.

Uniti si vince, ma non solo a parole: anche e soprattutto nei fatti. È per questo che mi auguro che il Comune capofila venga identificato a prescindere dalle logiche partitiche, politiche e associative, e che faccia propri i punti che Montegrotto Terme oggi richiede con forza.

Il tempo delle attese è finito. Le nostre imprese turistiche, i nostri albergatori, i nostri operatori meritano risposte concrete. Il territorio delle Terme e dei Colli Euganei merita una governance all’altezza delle sue straordinarie potenzialità. Restiamo a disposizione per collaborare fattivamente e per ribadire che il primo ambito turistico della provincia siamo noi. Per ultimo scrivo l’elemento più importante che è quello della difesa dei lavoratori e lavoratrici termoalberghieri.  Vanno valorizzati non solo in termini professionali ma anche in termini retributivi  tutelandone le professionalità, evitando che i migliori se ne vadano in altre destinazioni turistiche o all’estero e dando loro una stabilità contrattuale degna di un paese civile.

Riccardo Mortandello
Sindaco di Montegrotto Terme
Presidente European Historic Thermal Towns Association (EHTTA)
Vicepresidente Associazione Nazionale Comuni Termali Italiani


Analisi del turismo termale nel Bacino Euganeo

analisi dati gennaio – agosto 2025

Oggi vorrei condividere con voi un’analisi approfondita dei dati turistici del nostro bacino termale euganeo per il periodo gennaio-agosto 2025, con particolare riferimento ai comuni di Abano Terme e Montegrotto Terme.

Guardando i numeri complessivi, ci troviamo di fronte a una situazione che definirei in chiaroscuro. Il bacino termale ha registrato nel periodo considerato un milione e mezzo di presenze, per la precisione 1.549.700 notti. Un numero importante, che però racconta una storia complessa quando lo confrontiamo con gli anni precedenti.

Rispetto al 2024 siamo in calo del 3%, una flessione che potrebbe sembrare contenuta. Ma è quando guardiamo al confronto con il 2019, l’ultimo anno prima della pandemia, che emerge il vero tema: siamo ancora sotto del 13%, con oltre 226.000 notti perse rispetto a sei anni fa.

Il paradosso degli arrivi (numero di persone arrivate)

Ed è qui che si manifesta quello che io chiamo il paradosso del nostro turismo termale. Perché se guardiamo agli arrivi, il quadro cambia completamente. Abbiamo registrato quasi 480.000 arrivi, e qui la notizia è positiva: rispetto al 2019 siamo cresciuti del 3%. Quindi, più turisti scelgono di venire da noi, ma si fermano per meno tempo.

La permanenza media è scesa da 3,8 notti nel 2019 a 3,2 notti quest’anno. Un calo del 16% che rappresenta molto più di una semplice statistica: è la fotografia di un cambiamento epocale nel modo di fare turismo termale.

Stiamo assistendo all’erosione del modello tradizionale dei soggiorni terapeutici di una o due settimane, sostituito da weekend brevi, mini-break di due o tre giorni. Il turista che cerca una cura termale di lunga durata sta lasciando il posto a un visitatore più giovane, che cerca un’esperienza di benessere rapida e intensa.

Due Città, Due Storie

Quando analizziamo separatamente Abano e Montegrotto emergono dinamiche interessanti. Abano, che rappresenta il 71% del totale delle presenze con oltre un milione di notti, mostra una flessione del 5% rispetto al 2024 e del 9% rispetto al 2019. Gli arrivi sono calati del 5% sul 2024, ma sono comunque cresciuti del 5% rispetto al pre-pandemia.

Montegrotto, invece, ci racconta una storia parzialmente diversa. Con 447.000 presenze mostra una crescita dell’1% rispetto al 2024, anche se il gap con il 2019 resta significativo al -21%. Bisogna considerare però che lo scenario di riferimento è profondamente diverso dal 2019. All’epoca c’erano ben 5 strutture operative che oggi non ci sono più: campeggio sporting center, hotel augustus, hotel sollievo, hotel Imperial, hotel Commodore. Ma è sugli arrivi che Montegrotto dà segnali più incoraggianti: +4% sul 2024, sostanzialmente stabili rispetto al 2019.

Questa maggiore resilienza di Montegrotto merita attenzione. Forse ci sono scelte urbanistiche, investimenti, scelte di posizionamento che stanno funzionando meglio e che potremmo replicare su scala più ampia.

La distribuzione mensile

Analizzando la distribuzione mensile, emerge un altro elemento critico. I nostri mesi di punta tradizionali mantengono buoni numeri: maggio con 240.000 presenze, agosto con 234.000, aprile con 230.000. Ma è quando guardiamo ai trend che si accendono le spie rosse.

Aprile, tradizionalmente un mese forte per il turismo termale, ha perso il 23% delle presenze rispetto al 2019. Quasi 68.000 notti in meno. È il peggior dato in termini relativi di tutto l’anno.

E poi c’è luglio, con un calo del 14% rispetto al 2019. Anche agosto, pur essendo il secondo mese per volumi nell’arco del periodo gennaio/agosto, perde il 14% rispetto al pre-pandemia.

Questo significa che la crisi non è solo dei mesi tradizionalmente più deboli: anche l’alta stagione è sotto pressione.

Radici della crisi

Permettetemi ora di andare più in profondità nell’analisi delle cause. Cosa sta succedendo al nostro modello turistico?

Primo: assistiamo all’erosione del turismo curativo-assistenziale. Il paziente termale classico, spesso anziano, che veniva per cicli di cure convenzionate, sta diminuendo. Le politiche sanitarie nazionali hanno ridotto i rimborsi, le nuove generazioni hanno approcci diversi alla salute preventiva. Gli imprenditori puntano meno sul concetto termale terapeutico. 

Secondo: la competizione internazionale si è fatta spietata. Slovenia, Ungheria, Austria offrono prodotti termali molto simili ai nostri, spesso in strutture più moderne, spesso ma non sempre con costi significativamente inferiori e marketing aggressivo. Non possiamo ignorare questa realtà.

Terzo: a sei anni dalla pandemia, il gap con il 2019 non solo non si è chiuso, ma in alcuni segmenti si è allargato. Questo significa che non stiamo solo vivendo uno strascico del Covid, ma una trasformazione strutturale della domanda turistica.

C’è anche spazio per l’ottimismo

Tuttavia, e voglio essere molto chiaro su questo, non sono qui solo per elencare problemi. Perché nei dati ci sono anche segnali positivi, opportunità concrete che possiamo cogliere.

Il fatto che gli arrivi siano in crescita del 3% rispetto al 2019 ci dice qualcosa di fondamentale: la destinazione Terme Colli Euganei continua ad attrarre. Il brand termale funziona ancora. Le persone vogliono venire qui. Il problema è trattenerle più a lungo.

E questa è, paradossalmente, una buona notizia. Perché è più facile allungare la permanenza di chi già viene che convincere nuovi turisti a sceglierci. Abbiamo un piede nella porta: ora dobbiamo aprirla completamente e guardare ai Colli Euganei.

La performance di Montegrotto Terme ci dice che l’inversione di tendenza è possibile. Qualcosa nella mostra città sta funzionando: forse una maggiore innovazione nelle strutture, forse un posizionamento più moderno, forse investimenti più mirati, forse le scelte urbanistiche in linea con la vocazione termale e turistica della città.

E poi c’è l’opportunità della diversificazione. Se il soggiorno medio si accorcia, dobbiamo fare in modo che in queste 2-3 notti il turista spenda di più, viva esperienze più ricche, si innamori del territorio al punto da voler tornare.

Nonostante tutti i discorsi sulla fondazione turismo che sta nascendo già con gravi défaillance e che sarebbe in ogni caso mero strumento operativo delle scelte delle OGD noi diciamo pensare e agire come sistema territoriale integrato. Abano, Montegrotto e tutti i comuni dei Colli Euganei devono essere percepiti come un’unica destinazione. Serve mobilità sostenibile interna: bike sharing elettrico, navette che collegano le terme con le ville e le cantine. Serve una destination card che integri terme, cultura ed enogastronomia. Serve un network vero tra operatori termali, agriturismi, produttori di vino, gestori di ville storiche. Serve coraggio a puntare ancora su acqua termale, fango terapia e cure termali riabilitative.

Perché queste strategie non restino solo belle parole, occorre darci obiettivi misurabili e verificabili nel tempo.

Obiettivo uno: riportare la permanenza media a 3,5 notti entro il 2027. Significa recuperare quasi mezzo punto, un 10% di crescita. È ambizioso ma realistico se lavoriamo bene.

Obiettivo due: crescere del 15% nel revenue per camera disponibile. Perché anche se i volumi si stabilizzano, dobbiamo aumentare la marginalità attraverso servizi premium e esperienze ad alto valore aggiunto.

Obiettivo tre: portare al 15% la quota di presenze da mercati extra-europei entro tre anni. Diversificazione geografica significa minore dipendenza da pochi mercati tradizionali.

Obiettivo quattro: aumentare del 20% la spesa media giornaliera pro capite per servizi accessori oltre il pernottamento. Ristoranti, trattamenti, esperienze, prodotti locali.

Obiettivo cinque: raggiungere un tasso di fidelizzazione del 40%, cioè quattro ospiti su dieci che tornano. Se accorciamo i soggiorni, dobbiamo aumentare la frequenza delle visite.

Le leve che abbiamo sono concrete: innovazione di prodotto, destagionalizzazione vera, marketing moderno, sistema territoriale integrato. Non servono rivoluzioni, serve un’evoluzione intelligente e condivisa. Soprattutto serve un direttore di destinazione.

Il futuro del turismo termale euganeo si scrive adesso, con le scelte che faremo nei prossimi mesi. E sono convinto che insieme possiamo scrivere una storia di successo.

 

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