L’hotel Millepini ha presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato, poiché era ormai scaduto il termine per il ricorso al TAR. Il Comune, in Giunta, si è opposto e ha chiesto che la questione venga discussa presso il TAR, sede naturale per un approfondimento tecnico di questa complessità.
Veniamo al merito della contestazione.
Il Millepini sostiene che la Giunta comunale abbia illegittimamente modificato le tabelle degli oneri di urbanizzazione, materia che sarebbe di competenza esclusiva del Consiglio Comunale. Questa ricostruzione non corrisponde alla realtà dei fatti.
La delibera di Giunta contestata ha natura puramente ricognitiva: non ha introdotto nulla di nuovo, ma si è limitata a fare ordine e a fotografare l’attuale assetto urbanistico così come approvato nel tempo dal Consiglio Comunale. Si tratta di uno strumento di semplificazione per cittadini, professionisti e imprese, che raccoglie in forma coordinata le diverse disposizioni urbanistiche adottate negli anni dall’organo competente.
Le famose tabelle del 2007 cui fa riferimento il Millepini si basavano su un quadro urbanistico che oggi non esiste più. Nel 2004 la legge regionale del Veneto ha infatti rivoluzionato la pianificazione urbanistica: il vecchio Piano Regolatore Generale è stato sostituito da nuovi strumenti – il PAT (Piano di Assetto del Territorio) e il Piano degli Interventi. Nel corso degli anni, il Consiglio Comunale di Montegrotto ha approvato questi nuovi strumenti e successive varianti, modificando di conseguenza destinazioni d’uso, parametri e denominazioni urbanistiche.
Quello che chiede il Millepini è di applicare parametri riferiti a uno strumento urbanistico superato da vent’anni, ignorando tutte le decisioni che il Consiglio Comunale ha legittimamente assunto nel frattempo. La Giunta non ha cambiato alcuna regola: ha semplicemente sistematizzato in un documento quello che gli uffici applicavano correttamente sulla base delle delibere consiliari vigenti.
Siamo certi della correttezza del nostro operato e per questo abbiamo chiesto di discuterne davanti al TAR, dove la questione potrà essere esaminata con il necessario approfondimento tecnico e giuridico.
Detto questo, c’è un aspetto che va oltre la questione tecnica e che riguarda il rapporto tra impresa e territorio. Abbiamo un imprenditore capace, ma che in più occasioni ha mostrato insofferenza verso le regole che contemperano l’interesse privato con quello pubblico.
Cito un precedente significativo: quando ha presentato il progetto di ampliamento dell’hotel, il Millepini ha tentato di procedere con una semplice SCIA, evitando la variante urbanistica che avrebbe comportato, in cambio del cambio di destinazione d’uso, la realizzazione di opere di interesse pubblico. Si tratta dello stesso meccanismo alla base dello scandalo urbanistico di Milano. Il Comune si è opposto e il TAR ci ha dato ragione.
C’è anche la questione del canone di occupazione del suolo pubblico. Nell’ambito dell’accordo per l’abolizione del canone sulle acque reflue, il Millepini – che non dispone di un proprio pozzo termale – si era impegnato a pagare 1.800 euro annui per le tubazioni che dall’hotel Montecarlo portano l’acqua termale al suo hotel. Da cinque anni questo canone non viene versato, nonostante i continui disagi alla collettività: il tubo è vecchio, si rompe frequentemente, e ogni volta servono interventi della Polizia Locale, transennamenti, riparazioni e riasfaltature. Le spese sono a carico dell’hotel, ma i disagi ricadono su tutti i cittadini.
Ci difenderemo nelle sedi appropriate, consapevoli che l’Amministrazione deve sostenere le imprese del territorio, ma ha il dovere primario di tutelare gli interessi della collettività e di far rispettare le regole che valgono per tutti.

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