Ho portato il mio saluto al convegno “La Resilienza Termale: Risorse ed Opportunità” in qualità di Sindaco di Montegrotto Terme e Presidente EHTTA in occasione del Forum Termalismo Italiano – BMT Borsa Mediterranea del Turismo di Napoli
Il titolo La Resilienza Termale è profondamente esatto non solo rievocativo. Perché le terme, nella storia, hanno sempre saputo resistere. E soprattutto, hanno sempre saputo rinascere.
Le immagini che accompagnano la locandina questo convegno raccontano già da sole una storia millenaria: le terme romane di via Terracina qui a Napoli, il trattato medievale De Balneis Puteolanis di Pietro da Eboli — dodicesimo, tredicesimo secolo — che descrive con precisione scientifica le acque dei Campi Flegrei, e l’epigrafe del Vicerè Pedro D’Aragona nel 1668, a testimoniare come anche il potere politico del Seicento riconoscesse il valore pubblico di quelle acque.
Questo territorio sa cosa significa avere una vocazione termale antica. E sa anche cosa significa doverla ogni volta riscoprire, rivendicare, riattivare.
Lo stesso filo attraversa i Colli Euganei e Montegrotto Terme, dove ho l’onore di fare il sindaco. Acque termali utilizzate dai veneti antichi, dai romani, riscoperte nel Medioevo, celebrate da Petrarca che proprio lì trascorse gli ultimi anni della sua vita, e oggi al centro di una delle più importanti destinazioni termali d’Europa.
C’è una tentazione ricorrente nel nostro settore: quella di considerare il patrimonio storico come un peso, un vincolo, qualcosa da gestire prima di potersi occupare del futuro. Io credo che sia esattamente il contrario.
Poche settimane fa, come riportano le cronache di oggi di Montegrotto Terme, si è concluso un concorso di progettazione per la riqualificazione di Piazza Mercato. Hanno risposto 158 studi di architettura da tutta Italia. Il progetto vincitore non è un caso di architettura generica calata dall’esterno: è una loggia coperta che cita esplicitamente la tradizione delle grandi terme pubbliche romane e della loggia civica veneta. Una struttura leggera e monumentale al tempo stesso, che usa le acque termali di scarto del Comune per il riscaldamento, che trasforma uno spazio quotidiano in un luogo di identità collettiva.
Il messaggio è semplice: la storia termale non è un vincolo. È una risorsa progettuale. È ciò che distingue la nostra offerta da qualsiasi altro prodotto benessere sul mercato. Non è un vincolo nemmeno per quegli alberghi che sono seduti sopra gli scavi archeologici. Ed è per questo che abbiamo sempre insistito e investito per valorizzare sempre di più la nostra storia archeologica con l’inaugurazione del museo del termalismo antico e del territorio, con il progetto di ampliamento delle aree archeologiche di via scavi in collaborazione con la sovrintendenza.
Questo approccio non è isolato. Come Presidente dell’EHTTA — la European Historic Thermal Towns Association, che riunisce oltre cinquanta destinazioni termali storiche in diciotto paesi europei — posso testimoniare che questa consapevolezza è ormai consolidata a livello continentale.
Le città termali storiche d’Europa condividono un patrimonio straordinario — architetture, parchi, tradizioni terapeutiche, memorie collettive — e condividono la stessa sfida: far dialogare questo patrimonio con le aspettative di un turista contemporaneo, con le normative europee, con una medicina termale che si rinnova.
La risposta che stiamo costruendo insieme — attraverso progetti europei, attraverso il dialogo con le istituzioni comunitarie, attraverso lo scambio di buone pratiche tra città che spesso non si erano mai parlate — è che valorizzazione del patrimonio e innovazione non sono in contraddizione. Sono la stessa cosa, vista da angolazioni diverse.
Pietro da Eboli, nel suo trattato medievale sulle acque dei Campi Flegrei, non stava scrivendo di archeologia. Stava descrivendo una risorsa viva, utile, pubblica. Stava facendo esattamente quello che dobbiamo fare noi oggi: spiegare al nostro tempo perché quelle acque contano.
Quando un progetto architettonico cita le terme romane ma ci mette dentro pannelli fotovoltaici e geotermia, stiamo facendo la stessa cosa. Quando cinquanta città europee si siedono allo stesso tavolo per difendere il valore terapeutico e culturale delle acque storiche, stiamo facendo la stessa cosa.
Le terme resistono da duemila anni perché ogni generazione ha trovato il coraggio di reinterpretarle. Continuiamo su questa strada.

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