Cittadine e cittadini, autorità civili e militari, care concittadine e cari concittadini,
ci ritroviamo oggi, come ogni 2 giugno, per onorare la nostra Repubblica. Ma quest’anno la ricorrenza ha un peso particolare: sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946, quando dalle ceneri della guerra gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica, e a eleggere l’Assemblea che avrebbe scritto la nostra Costituzione. Ottant’anni “ben portati”, come è stato scritto, malgrado tutte le prove attraversate.
Voglio che il primo pensiero di questa mattina vada a chi, quel giorno, varcò per la prima volta la soglia di un seggio. Perché il 2 giugno del 1946 non fu soltanto la nascita della Repubblica: fu anche la prima volta in cui le donne italiane poterono votare per scegliere il destino del proprio Paese. Andarono alle urne in numero straordinario, quasi venticinque milioni di elettori, oltre l’ottantanove per cento degli aventi diritto, e le donne furono la maggioranza. Fu, davvero, una liberazione collettiva. Lo ricordiamo proprio in queste ore in cui, nel Veneto, si rendono onore alle ventuno Madri Costituenti, fra le quali la nostra Lina Merlin, padovana di Pozzonovo, maestra, partigiana, donna che dedicò la vita alla difesa della dignità delle persone. A loro dobbiamo non un favore, ma un fondamento.
Il Veneto scelse con convinzione la Repubblica. Eppure la provincia di Padova, la nostra provincia fu, fra le poche del Nord, quella in cui la monarchia raccolse ancora più consensi della Repubblica. Lo dico non per imbarazzo, ma per orgoglio di una memoria onesta: la Repubblica non nacque da un’unanimità comoda. Nacque da una scelta divisa, sofferta, combattuta in piazze e nelle coscienze. E proprio perché fu una conquista e non un dono, esige ancora oggi di essere custodita, ogni giorno, da ciascuno di noi. Montegrotto Terme prevalse la Repubblica di poco.
Su che cosa fondare questa custodia, ce lo ha insegnato uno dei Padri di quella stagione, Alcide De Gasperi. A lui si deve una frase che vorrei consegnare soprattutto ai più giovani seduti qui davanti che ringrazio per essere venuti a ritirare la costituzione: un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alle prossime generazioni. È una distinzione che riguarda tutti noi che abbiamo l’onore di ricoprire un incarico pubblico. Poco prima del voto del ’46, De Gasperi pronunciò parole che sento ancora oggi rivolte a chi amministra: vi parlò della consapevolezza di esercitare un potere che non vi appartiene, perché la cosa pubblica è cosa vostra e di tutti, e va difesa, non sfruttata.
È questo il cuore del mio messaggio di oggi. Le istituzioni si servono, non ci si serve delle istituzioni. La fascia che porto, lo scranno che occupo, l’ufficio che ricopro non sono proprietà di nessuno: sono affidamenti temporanei, beni comuni prestati per un tempo limitato e poi restituiti. È una lezione che la nostra comunità ha pagato e ha imparato, e che oggi è diventata la bussola del nostro modo di amministrare.
Proprio perché abbiamo questa bussola, voglio dirlo con serenità e con altrettanta fermezza: chi serve le istituzioni non arretra. Non arretra di un solo centimetro davanti al rumore, alle polemiche pretestuose, alle strumentalizzazioni di chi cerca un vantaggio di parte là dove c’è in gioco il bene di tutti. Lo dico senza astio e senza alzare la voce, perché la forza di un’amministrazione non si misura dai toni, ma dalla coerenza. De Gasperi stesso ci ha messi in guardia dai mali che corrodono la vita pubblica: la delegittimazione dell’avversario, la volgarità del linguaggio, l’abuso delle risorse di tutti. A chi pratica queste scorciatoie non rispondiamo con la stessa moneta: rispondiamo con i fatti, con i conti in ordine, con le opere portate a termine, con la trasparenza. Questa è la nostra unica polemica, ed è una polemica fatta di lavoro.
Perché chi ha davvero a cuore le istituzioni le costruisce; chi non le ha a cuore, prova soltanto a servirsene. E la differenza, alla lunga, i cittadini la riconoscono sempre.
A Montegrotto Terme abbiamo provato, in questi anni, a tradurre questa lezione in fatti concreti: nel restituire decoro e trasparenza alle nostre istituzioni, nel rigenerare gli spazi pubblici, nel rinunciare a volumetrie edificabili per non consumare il nostro territorio, nel rendere conto, sempre, ai cittadini. La nostra è una terra termale, una terra di accoglienza e di benessere: la sua ricchezza più grande, però, non è soltanto nelle acque, ma nella reputazione di una comunità che sa di poter avere fiducia nelle proprie istituzioni. Questa fiducia l’abbiamo ricostruita con pazienza, e non permetteremo a nessuno di incrinarla. La difenderemo, come si difende ciò che è di tutti.
C’è infine una dimensione più ampia che voglio richiamare. La stessa generazione che fece la Repubblica, De Gasperi, e con lui Spinelli, guardava già oltre i confini, all’Europa che sarebbe nata di lì a pochi anni. Oggi, in un mondo in cui l’ordine internazionale sembra vacillare, quella visione ci chiede di essere all’altezza: di servire le istituzioni non solo qui, nel nostro Comune, ma lungo tutta la catena che ci lega alla Regione, allo Stato, all’Europa. Perché il senso civico non ha confini.
Ottant’anni dopo, il modo migliore per rendere omaggio alla nascita dell’Italia repubblicana è rileggere e onorare la sua lezione civica. Una lezione semplice e severa: le cariche passano, le persone passano, ma le istituzioni restano, e vanno consegnate a chi viene dopo di noi più solide, più pulite, più degne di quanto le abbiamo ricevute. Noi siamo qui per questo, e qui resteremo, al servizio di Montegrotto, senza arretrare.
Lo dobbiamo a quelle donne che, per la prima volta, ottant’anni fa, presero in mano una scheda elettorale. Lo dobbiamo a chi ha ricostruito questo Paese dalle macerie. Lo dobbiamo, soprattutto, ai nostri figli.
Viva Montegrotto Terme, viva la Costituzione, viva la Repubblica Italiana libera dal fascismo.
Riccardo Mortandello
Sindaco di Montegrotto Terme

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