Autorità civili, religiose e militari, cittadini, care amiche e cari amici,
siamo qui, come ogni anno, in questo stesso luogo. Davanti a questa gioielleria, su questo marciapiede di Viale della Stazione, che per Montegrotto Terme non è solo un indirizzo, ma una ferita della memoria e insieme un monito permanente.
Era il 14 aprile 1983. Alfredo Costantini aveva 23 anni. Era vicebrigadiere dei Carabinieri in servizio alla stazione di Abano. Entrò in quel negozio insospettito da alcuni movimenti all’interno. Due banditi stavano rapinando la titolare. Lo scontro a fuoco fu terribile. Un proiettile lo colpì al capo. Morì dopo oltre cento giorni di agonia, la sera del 29 luglio 1983, senza aver mai ripreso conoscenza.
Aveva 23 anni, una giovanissima età e tal proposito voglio ringraziare il Sindaco dei ragazzie e gli studenti che stamattina sono qui. Alfredo aveva 23 anni, l’età in cui si costruisce la vita. Lui aveva scelto di dedicarla allo Stato, ai cittadini, a tutti noi. E quella scelta gli costò tutto.
Quarantatré anni sono trascorsi. Eppure questa comunità non ha dimenticato. Non può dimenticare. E non deve. Perché la memoria di chi cade nell’adempimento del proprio dovere non è un atto nostalgico: è un atto civile. È il modo più alto con cui una comunità afferma i propri valori.
Desidero rivolgere oggi un ringraziamento sincero e sentito a tutte le Forze dell’Ordine presenti, testimonianza concreta di quella presenza dello Stato sul territorio che Alfredo Costantini incarnò fino all’estremo sacrificio.
Un ringraziamento particolare va all’Arma dei Carabinieri, organizzatrice di questa cerimonia. I Carabinieri non sono soltanto una forza di polizia: sono un’istituzione profondamente radicata nella storia d’Italia, nelle sue campagne e nelle sue città, nei suoi momenti più bui e in quelli di riscatto. Alla memoria di Alfredo Costantini sono intitolate le caserme dell’Arma di Montegrotto Terme, di Galzignano e di Castelraimondo, segno che certi nomi non si archiviano, si portano avanti.
Desidero ringraziare con particolare affetto l’Associazione Nazionale Carabinieri, coordinata sul nostro territorio dal Maresciallo Stoppa, che con dedizione e continuità garantisce servizi essenziali di sicurezza e presidio del territorio, mantenendo vivo il legame tra l’Arma e la comunità anche nei momenti ordinari, non solo in quelli commemorativi. La loro presenza discreta ma costante è per noi un riferimento e una garanzia.
Oggi è anche una giornata importante anche per un altro motivo.
Questa cerimonia segna un momento che va oltre la commemorazione: andremo a siglare il patto di amicizia tra Montegrotto Terme e Fiuminata, il Comune delle Marche, in provincia di Macerata, dove Alfredo Costantini nacque il 12 giugno del 1960.
Fiuminata è un paese di meno di 1.500 abitanti che conta due Medaglie d’Oro al Valor Militare concesse a due carabinieri morti in giovane età. Una comunità che ha voluto riconoscere all’Arma dei Carabinieri la cittadinanza onoraria. Una comunità che conosce il significato del sacrificio, che lo ha vissuto sulla propria pelle, e che ha saputo trasformarlo in identità e in orgoglio civile.
Questo patto di amicizia non è qualcosa di aleatorio: unisce le nostre due comunità con un legame forte e duraturo. È un legame che nasce nel dolore, ma che vogliamo costruire nella speranza — nella speranza di una collaborazione viva, nei campi della cultura, della storia, della valorizzazione della memoria condivisa.
Voglio ringraziare con grande calore il Sindaco di Fiuminata, Vincenzo Felicioli, per aver voluto percorrere questa strada con noi, per essere qui oggi insieme alla sua delegazione. Ci siamo trovati, caro Vincenzo, legati da una vicenda tragica. Ma da oggi siamo anche uniti da un impegno comune verso il futuro. Ti auguro, e auguro alle nostre due comunità, che questa amicizia istituzionale diventi presto qualcosa di più: un gemellaggio vero, fatto di scambi, di incontri, di giovani che si conoscono, di storie che si intrecciano.
Un pensiero profondo, infine, va a tutta la famiglia di Alfredo Costantini. Una famiglia che ha dato tuttom con la morte di Alfredo. Montegrotto Terme non lo dimentica.
C’è però qualcosa che sento il dovere di dire, in questa sede, con estremo vigore e grande chiarezza
Chi indossa una divisa, chi ogni giorno esce di casa sapendo che potrebbe trovarsi in situazioni come quella in cui si trovò Alfredo Costantini quella mattina del 14 aprile 1983, ha il diritto di sapere che lo Stato è dalla sua parte. Non solo nelle cerimonie. Non solo nelle targhe e nelle intitolazioni, pur preziose e necessarie. Ma nei fatti: nelle risorse, nella tutela legale, nel riconoscimento economico, nella protezione concreta di chi opera in condizioni spesso difficilissime.
La politica ha una responsabilità precisa verso le Forze dell’Ordine. Troppo spesso queste donne e questi uomini si sono trovati a fare il loro lavoro in solitudine: solitudine materiale, solitudine normativa, talvolta solitudine morale. Questo non è accettabile. Non lo era nel 1983, non lo è oggi.
Come sindaco, come rappresentante istituzionale di questa comunità, mi impegno a portare questa consapevolezza in ogni sede in cui siedo. Perché onorare Alfredo Costantini non significa solo ricordarlo: significa fare in modo che chi oggi percorre le strade come lui le percorreva abbia alle spalle uno Stato all’altezza del loro coraggio.
C’è un altro tema sul quale, stando in questo luogo preciso, non posso tacere.
Alfredo Costantini fu ucciso dalla criminalità organizzata che in quegli anni insanguinava il Veneto. Quegli anni Ottanta furono anni durissimi: rapine, conflitti a fuoco, ostaggi, morti. La Mala del Brenta e le bande ad essa collegate seminarono terrore in questa regione per anni, lasciando una scia di vittime, di vite spezzate, di famiglie distrutte. Alfredo è una di quelle vittime. La più giovane, la più innocente, la più inerme nel senso più nobile del termine: un ragazzo che non cercava il conflitto, ma lo affrontò perché era il suo dovere.
Ebbene: oggi, a distanza di decenni, assistiamo a una tendenza che mi preoccupa e che ritengo doveroso nominare pubblicamente. Quella stagione criminale viene raccontata, ricostruita, romanzata in serie televisive, in docufilm, in libri con un’attenzione morbosa ai protagonisti del crimine, alla loro astuzia, alle loro imprese, al loro fascino oscuro. I criminali diventano personaggi. I boss diventano eroi televisivi. Le loro storie diventano intrattenimento.
Questo, davanti alla lapide di Alfredo Costantini, è semplicemente inaccettabile.
Non si tratta di censura, non si tratta di negare la storia. Si tratta di rispetto. Si tratta di non dimenticare che ogni storia di “bandito leggendario” ha dall’altra parte una storia come quella di Alfredo: un ragazzo di 23 anni che non tornerà mai a casa, una famiglia di Fiuminata che ha vissuto 43 anni di dolore, una comunità segnata per sempre.
La riabilitazione culturale dei criminali fatta di narrazioni compiacenti, di fascino costruito attorno alla violenza, di spettacolarizzazione del male è una forma sottile ma concreta di mancanza di rispetto verso le vittime e verso chi, come i Carabinieri, ogni giorno rischia la propria vita per contrastarli. I criminali non sono modelli, non sono eroi, non sono esempi. Sono e devono restare l’esempio di ciò che non si deve essere e non si deve fare. La distanza del tempo non attenua questa verità: la consolida.
Dire queste cose qui, oggi, davanti a chi ha perso un fratello, un figlio, un collega, è il minimo che possiamo fare. Il massimo che possiamo fare è non dimenticarlo mai.
Signore e signori,
i valori dell’Arma dei Carabinieri, il senso del dovere, il coraggio, la vicinanza ai più deboli, il sacrificio, non sono parole scritte su una carta. Sono storie. Sono vite. È la vita di Alfredo Costantini, che a 23 anni entrò in una gioielleria perché era il suo dovere, e non ne uscì.
Spetta a noi, a noi amministratori, a noi cittadini, fare in modo che quel sacrificio non resti muto. Che parli. Che insegni. Che ricordi a chi verrà dopo di noi che la libertà e la sicurezza non sono scontate: qualcuno le ha pagate con la propria vita.
Grazie, Alfredo.
Il Sindaco di Montegrotto Terme Riccardo Mortandello
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