Il turismo e il territorio

Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici nel proprio territorio, dalla cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza.
(Carlo Petrini)

Il turismo e il territorio

La frenesia competitiva accentuata dalla globalizzazione ha quasi sterilizzato il turismo, privandolo del suo lato umano ed ha snaturato l’identità di molte città e territori, affievolendo i rapporti tra le comunità locali e i luoghi. Gli obiettivi quantitativi sempre più ambiziosi di molte destinazioni, sostenuti da previsioni statistiche che sembrano non prevedere limiti, da un lato pongono il problema dello sfruttamento delle risorse e degli impatti del turismo sull’ambiente e dall’altro non risolvono i problemi evolutivi delle molte località che dopo aver vissuto gli anni del boom turistico oggi faticano a mantenere una posizione di leadership nel mercato. In questa fase di riorganizzazione occorre riflettere sul rapporto che lega il turismo al territorio . È il territorio che deve servire il turismo o è il turismo a servire il territorio? Quando i valori del territorio sono tenuti in vita per servire l’economia turistica, il territorio diviene un mero strumento con il grande rischio di perdere identità e autenticità. Viceversa, quando è il turismo a servire il territorio allora il sistema territoriale e la sua comunità possono beneficiarne sia per gli aspetti ambientali che economici. Chi opera nel turismo dunque dovrebbe evitare di commettere tre errori.

Il primo riguarda l’incapacità di comprendere il fenomeno turistico nella sua complessità.

L’indicatore più importante non è tanto il numero degli arrivi e delle presenze, quanto piuttosto quello che permette di valutare il coinvolgimento della comunità locale nel processo di sviluppo dell’ospitalità e dell’accoglienza turistica della destinazione. La scelta che una destinazione turistica deve compiere è quella di considerare lo sviluppo turistico come un processo che coinvolge contemporaneamente sia gli operatori che la popolazione locale. Senza la fiducia della comunità nei propri valori, diminuisce la stima nel valore dell’ospitalità e di conseguenza anche l’attrattività turistica della destinazione. La gran parte delle mete turistiche incominciano a somigliare sempre di più le une alle altre, nonostante lo sforzo di differenziare il prodotto. Le attrazioni e le manifestazioni turistiche sono sempre più di importazione, frutto di operazioni di copiatura e non sono create per dare espressività all’autenticità del territorio.

Un altro errore da non commettere è quello di proporre piani turistici sbilanciati verso il marketing e verso le tecnologie web.

Lo sviluppo del prodotto turistico praticato solo mettendo l’accento sulla cura dell’immagine, sulla distribuzione e sulle strategie promozionali provoca una standardizzazione dell’offerta e uno scollamento con la comunità locale. Questo causa l’innalzamento di barriere tra residenti e attività turistiche, genera fenomeni di anti-turismo, lasciando il campo aperto ad iniziative di sviluppo portate avanti dai singoli, sia pubblici che privati. Oggi senza una chiara dimensione organizzativa i territori subiscono passivamente le iniziative di operatori privati che si muovono sul mercato in maniera incontrastata. Si pensi all’azione delle On Line Travel Agency , agli strumenti messi a disposizione dai motori di ricerca, alla proliferazione di applicazioni che si basano sulla sharing economy. Questo processo incide su tutti i livelli del sistema territorio e condiziona la direzione dello sviluppo non solo del turismo ma dell’economia territoriale del suo insieme. Occorre responsabilizzare la popolazione locale sul significato dello sviluppo turistico globale e comprendere il fenomeno per non subirlo passivamente. Se anche la comunità si migliora grazie alle nuove forme di turismo – ambientale, sostenibile, culturale, storico e attivo – questa diventerà molto più consapevole dei benefici derivanti dall’economia turistica e considererà il turismo come un “bene comune”.

Il terzo errore da evitare nei processi di pianificazione turistica è quello di definire il turismo solo un’importante attività economica.

Può sembrare un controsenso ma venire incontro ai bisogni e alle attese del turista in questo tempo significa creare una forma di turismo in cui al centro del progetto non c’è il turista ma il territorio con la sua comunità. Gli elementi ispiratori e funzionali del prodotto turistico vanno ricercati nell’anima del territorio, nel suo Genius loci e non nelle mode transitorie ed effimere del mercato che spesso soddisfano interessi diversi dal turismo e i cui benefici sono al servizio di pochi. Per dare la giusta rotta allo sviluppo del turismo e per non subire passivamente le conseguenze di uno sviluppo globale del turismo dove pochi guadagnano a scapito di tanti occorre attivare processi organizzativi. Tecnici del turismo e legislatori sono sempre più consapevoli che il modello di sviluppo turistico in grado di distribuire i vantaggi ai più si può raggiungere solo attraverso un contesto collaborativo e sinergico tra tutti gli operatori del sistema turistico locale. Per questa ragione da circa vent’anni si è introdotto il concetto tecnico di destinazione turistica e in Europa hanno preso forma le Destination Management Organizations. In Veneto queste organizzazioni sono riconosciute dalla Legge regionale 11 del 2013 e prendono il nome di Organizzazioni di Gestione della Destinazione (OGD).

I fattori che stanno alla base di una moderna concezione di destinazione devono essere:

•Creare un’organizzazione turistica territoriale pubblico – privata con un modello organizzativo orientato all’impresa turistica
• Pianificare lo sviluppo turistico passando dal turismo del singolo (egoturismo) al turismo della comunità (ecoturismo)
• Stimolare la capacità di lavorare in rete
• Adeguare il sistema turistico all’innovazione tecnologica
• Conoscere il territorio nei suoi diversi aspetti geografici, ambientali e storici
• Dimostrare una precisa volontà di cambiamento e il coraggio di affrontarne i relativi rischi